Dai sensi al verbo. Sentire le parole

I nostri respiri vanno di fretta, non trattengono il senso delle cose.

Sentire le parole non è lavoro di tutti i giorni. O almeno così potrebbe sembrare.

Il bambino unisce per la prima volta le sillabe magiche: ecco che le parole mamma e papà rendono concreto lo svolgimento fisico di un’esperienza.
Noi abitiamo le parole molto più di quel che crediamo.

Sembra che questa capacità di sentire le parole non sia così comune, ma non è vero.

Il fatto è che diventare adulti significa misurare il nostro grado di affrancamento dalla verità. Con il tempo la parola diventa solo una parola: la vita che contiene è perduta.

Poi uno va a leggersi il Cluetrain Manifesto del 1999, e trova, fra le altre, queste riflessioni:

  • I mercati sono conversazioni.
  • I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.
  • Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.

Le parole agiscono insieme alla coscienza immane che possediamo da sempre.

La coscienza delle parole ci sembra da questo punto di vista qualcosa di ormai misterioso e opaco, forse addirittura inutile.

Quando ne parlo a volte faccio un esempio e prendo il verbo devastare: formato da un de intensivo e da vastare, rendere vuoto, spopolato, da vastus, deserto.

Me li immagino, questi uomini nel deserto, mentre osservano la distesa infinita di sabbia.

Il deserto, superficie enorme, spopolata.
L’uomo può sentire di essere nulla, nel nulla.
Oppure penso alle città bombardate durante la guerra, anche quelle, devastate.
Lo spirito devastato vive l’esperienza fisica del verbo. Lo sente, partecipa al suo significato.

Apprendere il senso della parola significa avere a disposizione un mezzo formidabile per interpretare meglio la vita. Provate a sentire le parole: vi avvicinerete a  voi stessi e agli altri.

Molte porte si apriranno.