InnovArti e le parole che contano

È stata un’esperienza bella e informale incontrare così tante persone all’evento organizzato da InnovArti, progetto di Confartigianato Vicenza che offre alle imprese occasioni di riflessione e confronto sull’innovazione.

Per innovare è necessaria la disponibilità a collaborare e nella collaborazione, nella relazione, ci sono le parole che contano. Questo il titolo che abbiamo scelto; le imprese oggi sentono che per creare valore devono “esaltare le relazioni umane”. Come scrive Davide Orsato sul Corriere del Veneto di domenica 22 luglio, nel riportare le parole di Patrizia Cappelletti, dottore di ricerca in scienze sociali all’Università Cattolica di Milano (coordina l’Archivio delle generatività sociale e si occupa di formazione e consulenza)  “con la crisi è crollato il modello consumistico. Ora vince la capacità di essere generativi”.

“Essere generativi significa creare le condizioni affinché tutti possano esistere pienamente, rendere in grado tutti di esprimersi al meglio. In una parola: abilitarli. Nelle imprese questo significa soprattutto occuparsi delle relazioni umane”.

Mi ha fatto davvero piacere leggere queste parole, dal momento che nel post del 28 maggio ho scritto che l’espressione “mettere le persone al centro” per me significa prima di tutto metterle in grado di comunicare bene.

Per esprimerci al meglio dobbiamo sapere comunicare bene, ecco il punto.

Credere che le parole siano accessorie è un grave errore, non mi stancherò di ripeterlo. Patrizia Cappelletti afferma anche che “i millennials” non danno un’importanza assoluta alla retribuzione economica; per quanto rilevante, non è assolutamente la prima cosa che viene valutata dai ragazzi ai colloqui di lavoro. Contano altri aspetti, su tutti la crescita personale.

Queste parole sono confortanti. Chiunque ne abbia esperienza sa che saper scrivere in modo sintetico, chiaro, preciso, aumenta la qualità delle relazioni. Chi sa scrivere sa farsi capire, stimola l’apprendimento, aumenta la partecipazione, libera le risorse nascoste delle persone e quindi dell’impresa.

Quando scriviamo a qualcuno gli dobbiamo portare rispetto; chiediamo la sua attenzione, il suo tempo. Nel mondo del lavoro – e non solo – le persone che sanno scrivere sono un riferimento per tutti, forse perché, appunto, sono cresciute davvero.

La scrittura d’impresa aiuta a spiegare il cambiamento

Per alcuni fare le cose nel solito modo è ancora possibile.
Ci sono i risultati – dicono – vuol dire che va bene così.
Per altri, sempre più numerosi, il compito è di trovare ogni giorno soluzioni nuove a problemi nuovi.

La scrittura aiuta a spiegare il cambiamento.
È un progetto di consapevolezza, destinato alle imprese prima ancora che ai loro clienti, ai fornitori, agli uffici stampa.

Leggendo il libro “La città dei capi”Open leadership. Dal capitale umano al capitale sociale – di Paolo Bruttini, 2014, Ipsoa, ho imparato alcune cose. Ad esempio – nella parte che riguarda il Change management 2.0  – ho imparato che per capitale sociale si intende il patrimonio di conoscenza dell’organizzazione, frutto delle conoscenze di molti. 

Il mondo della conoscenza condivisa è il mondo nel quale oggi avvengono i cambiamenti più rilevanti delle organizzazioni che favoriscono e consentono l’adattamento.

In un capitolo molto interessante del libro Ernesto Capozzo spiega la sua visione, che riporto qui sotto :

“Quando si pensa al cambiamento bisogna considerare due aspetti: da un lato la resilienza che è la capacità di resistere ai traumi e reagire, dall’altro vi è il tema della creatività, ovvero la capacità di creare qualcosa di nuovo. Il problema è poi portare queste caratteristiche a livello superiore nell’insieme di persone, nei gruppi, nelle organizzazioni! E qui subentra l’altro principio fondamentale della natura ovvero l’inerzia che tende a frenare qualsiasi cambiamento”

“Per migliorare la reattività  è necessario ridurre gli sprechi nella comunicazione, concentrarsi  su nuovi parametri d’intervento, quali le relazioni, i collegamenti, la conoscenza, il benessere personale ; inserisco questo  ultimo parametro  perché il benessere organizzativo  dipende dalle persone e da un clima interno basato sulla  fiducia reciproca”

“Se le persone si sentono valorizzate,operano in modo diverso, più partecipativo, si calano nei problemi , partecipano alla rimozione degli stessi  con  naturalezza e contribuiscono a dare la nuova linfa vitale, necessaria alle azienda per essere reattive”

Dice Ernesto Capozzo che le nuove priorità sono: 1- Adattibilità  2- Valorizzazione delle persone 3- Storytelling

Ancora, ho imparato che la parola “innovazione” è abusata, spesso confusa con “creatività”.
L’impresa, per innovare davvero, deve essere in grado di organizzare la creatività.

Creatività è un termine che va di moda; esiste (per fortuna), è necessaria, ma senza organizzazione rischia di produrre effetti contrari a quelli desiderati. Il fallimento di un’idea non porta innovazione e scoraggia le persone, che poi non rischieranno più il proprio tempo e le proprie energie.

La scrittura d’impresa racconta – anche – le capacità delle organizzazioni che di fronte a cambiamenti inevitabili favoriscono e consentono l’adattamento; valorizza con parole adatte le imprese che agiscono di conseguenza. In definitiva consolida la reputazione, fa vendere meglio prodotti e servizi.