Ideali elevati: parole e violenza

“Bisogna ricordare che il ricorso alla violenza è sempre stato accompagnato da una scorta adeguata di ideali elevati”.

Questa frase si può leggere in Hegemony or Survival di Noam Chomsky, libro del 2003.

The Guardian definisce in questo modo Chomsky: “Insieme a Marx, Shakespeare e la Bibbia, Chomsky è tra le dieci fonti più citate nella storia della cultura”.

Secondo un documento della Casa Bianca, diffuso il 17 settembre 2002, intitolato The National Security Strategy of the United States of America, “le nostre forze armate saranno abbastanza efficaci da dissuadere i potenziali avversari dall’intraprendere una crescita militare nella speranza di superare o eguagliare la potenza degli Stati Uniti”.

John Ikenberry, esperto di questioni internazionali – citato nel libro di Chomsky – descrive questa dichiarazione come una “grande strategia che parte da un impegno fondamentale a mantenere un mondo unipolare in cui gli Stati Uniti non abbiano concorrenti alla pari”.

Sempre  John Ikenberry, in Foreign Affairs settembre-ottobre 2002 scrive che questa strategia rischia di “rendere il mondo più pericoloso e diviso, e gli Stati Uniti meno sicuri”.

Ciò che sta accadendo conferma la sua lucidissima previsione.

I disastri in Iraq e la frammentazione dei conflitti, l’Isis, sono conseguenze di questa politica, annunciata anche attraverso espressioni quali “guerra preventiva”.

Era viva anche la sollecitudine di Mussolini per le “popolazioni liberate” dell’Etiopia.
I giapponesi miravano alla Manciuria e alla Cina settentrionale, per creare “un paradiso in terra”.

L’invasione russa dell’Ungheria nel 1956 – scrive ancora Chomsky – fu giustificata con il presunto invito da parte del governo ungherese, che avrebbe chiesto una “risposta difensiva ai finanziamenti stranieri delle attività sovversive e delle bande armate all’interno dell’Ungheria …”

 In maniera simile gli Stati Uniti aggredirono il Vietnam del Sud per “autodifesa collettiva” e contro “l’aggressione interna” dei sudvietnamiti. (Espressioni rispettivamente di Adlai Stevenson e John F. Kennedy)

Chomsky scrive anche che “non dobbiamo pensare per forza che tali affermazioni, per quanto grottesche, siano in malafede. Spesso si ritrova la stessa retorica nei documenti interni, che non avrebbero ragione di mentire”.

Mi viene spontaneo citare Celine, il quale nel Voyage scrive:

La commozione sulla sorte, sulla condizione dei miseri … Ve lo dico io, gentucola, coglioni della vita, bastonati, derubati, sudati da sempre, vi avverto, quando i grandi di questo mondo si mettono ad amarvi, è che vogliono ridurvi in salsicce da battaglia… È il segnale… È infallibile. È con l’amore che comincia.”

Nelle parole c’è più di un indizio sul futuro e sulla consistenza delle cose.

 

 

Scrittura e Storytelling muovono l’impresa

Fare impresa significa prima di tutto avere la capacità di non essere indifferenti.

Voi sapete di cosa sto parlando. Senza, nulla sarebbe possibile. Allo stesso modo, la scrittura e lo storytelling muovono l’impresa. Le parole che raccontano l’attività aziendale devono essere all’altezza dei prodotti e dei servizi che offrite.

Scrivere male vuol dire mascherare le energie migliori, che impiegate ogni giorno per perfezionare prodotti e servizi.

Le parole sono cose concrete; usate nel modo giusto definiscono al meglio ciò che fate, spiegano i motivi che vi distinguono, segnano la strada del vostro successo. È attraverso le parole che inizierete un dialogo con nuovi partner, che verrete scelti dai clienti. Capiranno che non c’è incoerenza fra le parole che usate e i prodotti che vendete.

Usare le parole giuste significa accrescere la vostra capacità di non essere indifferenti e comunica la voglia che avete, di migliorarvi sempre. La scrittura d’impresa è risposta precisa a domanda precisa. La sua forza è nei contenuti.

Ogni imprenditore si interroga sul modo migliore per distinguersi dalla concorrenza. Scrittura e impresa si accompagnano e non smettono di osservare con passione i cambiamenti. Stanno al passo con i tempi e trovano il valore delle cose concrete.

In azienda, scrivere con approssimazione significa lavorare a discapito della sostanza e perdere tempo. Oltre a questo, perché dare un’immagine parziale o inesatta di ciò che fate?

L’originalità dell’impresa sta nello spirito critico e nella capacità di analisi che possedete. Come spiegarlo, senza le parole giuste?

Ne andrà anche della vostra immagine, del vostro stile, e voi non volete che accada. In un mondo globalizzato, che tende all’omologazione, nessuno di voi desidera essere un epigono.

Per questo motivo, se “c’è sempre un modo migliore per farlo” – come dice Andrea Manne Ballarin – c’è anche un modo migliore per scriverlo. Usatelo. Il futuro vuole già conoscervi. Vuole sapere con chi avrà a che fare.