Il cervello che legge. Perché investire nella scrittura d’impresa.

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Maryanne Wolf è una neuroscienziata statunitense e nel suo libro Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge, ci spiega che il nostro cervello non è fatto per leggere. Nel cervello non c’è alcuna zona dedicata alla lettura, mentre troviamo zone dedicate alla visione e alla parola.

Il cervello ha imparato a leggere, ma, come scrive l’autrice, “all’origine dell’attitudine del cervello a imparare a leggere c’è la sua capacità di creare nuovi collegamenti fra strutture e circuiti originariamente predisposti ad altri più basilari processi cerebrali, con un più lungo curriculum evolutivo, come la vista e la lingua parlata. Oggi sappiamo che gruppi di neuroni creano tra loro nuovi collegamenti e vie nervose ogni volta che acquistiamo una capacità”.

Continua Maryanne Wolf: “è probabile che il cervello che legge abbia sfruttato vie neuronali preesistenti, progettate in origine non solo per la visione, ma anche per collegare la vista a funzioni concettuali linguistiche (…) Per esempio, collegando un attrezzo riconosciuto, un predatore o un nemico al recupero di una parola dalla memoria. (…) Proprio come la lettura riflette la capacità del cervello di superare l’organizzazione originaria delle strutture, essa riflette anche la capacità del lettore di superare ciò che è dato dal testo e dall’autore”.

Queste conoscenze dimostrano l’importanza di dare al lettore un testo “ad alta leggibilità”.

L’era digitale ci dice: c’è spazio per tutti; ognuno di voi può scrivere, farsi leggere. In realtà è un miraggio, un paradosso quotidiano: nell’onda travolgente delle tecnologie digitali, dove tutti possono avere un posto e scrivere ciò che vogliono, “non c’è tempo”, e l’attenzione è ridotta al minimo.

Per tutti questi motivi, le imprese non possono sprecare l’occasione per farsi leggere e farsi capire subito. Nell’epoca dell’istantaneo, del clic, ci vogliono nuove competenze linguistiche. Per l’impresa il linguaggio non può più essere un accessorio: le parole hanno conseguenze economiche, definiscono la realtà. Sono la tecnologia più antica: se usate in modo adeguato, hanno il potere di sviluppare e consolidare le relazioni.

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