L’orecchio mentale

Come l’esclusiva capacità umana di apprendere il linguaggio, anche la nostra capacità di “leggere” ritmi, melodie e armonie gradevoli è genetica. Gli antropologi infatti hanno riscontrato la presenza di questi tre elementi in tutte le culture musicali. Il nostro orecchio per l’armonia è innato. (…) Comprendere un passaggio melodico costituisce un complesso atto mentale che tuttavia persino un infante è in grado di realizzare;  (…) apparteniamo alla specie homo musicus; perciò una definizione di bellezza musicale non può non prevedere una definizione di natura umana, il che ci riporta al concetto di studi umanistici e comunicazione …

Le parole che avete appena letto sono di Ian McEwan e compaiono nel romanzo Amsterdam, edito da Einaudi. In questo passo McEwan sta parlando di Clive, noto compositore a cui è stato affidato il compito di scrivere la Sinfonia del millennio.

Come una sinfonia, la scrittura è fatta di ritmi, melodie e armonie.

Il ritmo, lo sanno bene tutti coloro che ne fanno esperienza, scandisce il suo tempo nell’orecchio mentale.

Lo ascolto ancora prima di udire, sento che il ritmo è ciò che precede ogni nascita.

Il linguaggio sviluppa il ritmo che portiamo in noi e comunica – cito ancora McEwan – nell’ambito di una tradizione umanistica che da sempre riconosce l’enigma della natura umana.

Per questo è bello leggere a voce ciò che abbiamo scritto: riconosciamo l’origine del ritmo che ci batteva dentro; finalmente possiamo lasciarlo andare e lo rappresentiamo in suoni e armonie reali. Se siamo stati bravi e sinceri ci faremo riconoscere, incontreremo altri ritmi, altre melodie e armonie che comunicano con noi. L’orecchio mentale è dunque nella natura umana, non lasciamo che le sue capacità vengano atrofizzate, magari dall’inquinamento acustico che subiamo. Cerchiamo il silenzio.

Come scrive Zagrebelsky, il linguaggio è sempre la culla del cambiamento. I romani avevano la pietas e gli illuministi i diritti. Per riconoscerci nella contemporaneità abbiamo bisogno di un linguaggio che sviluppi la nostra identità e le nostre relazioni. Partiamo dall’ascolto: una mente tranquilla riconosce il ritmo che inizia a battere, suggerisce il tono della voce, dunque è in grado di dare armonia e apertura alle relazioni.

Per inciso, Amsterdam è un romanzo da leggere, e di McEwan suggerisco anche il recente Nel guscio (2017), sempre edito da Einaudi, che mi è piaciuto anche di più. McEwan è un grande scrittore e sa bene cos’è l’orecchio mentale.