Ascoltare

Cosa fanno le organizzazioni, se non tendersi verso qualcosa?

È un fatto: hanno bisogno di una tensione in grado di raccogliere e dirigere la capacità di comprensione. L’ attenzione si identifica con un’azione precisa: quella di ascoltare. Ad tendere, tendere a, verso qualcosa, questa è infatti l’etimologia del verbo ascoltare.

L’apprendimento della comunicazione da parte delle organizzazioni nasce dall’ascolto, così come dall’ascolto e dall’osservazione nasce la scrittura, che poi si completa e si manifesta in un linguaggio adatto al contesto, cioè coerente allo spirito dell’organizzazione.

Saper ascoltare significa avere la possibilità di aprire una via nuova, mantenere le relazioni e migliorarle.

La capacità di ascolto dell’organizzazione è naturalmente il risultato della capacità di ascolto delle persone.

Dall’ascolto nascono, ad esempio:

  • Analisi
  • Sintesi
  • Valutazione
  • Classificazione

La comunicazione efficace e il potenziale di apprendimento sono legate in modo imprescindibile alla capacità di ascoltare. L’ascolto può essere di vari tipi. Ne faccio un elenco, che cito in modo sintetico dal libro edito nel 1996: “L’arte dell’ascolto” di Anita Molino e Fabio Tizian – Promolibri.

  • Ascolto passivo. È l’atteggiamento non reattivo dell’ascoltatore. L’unico contatto con l’interlocutore è lo sguardo, rivolto nella direzione di chi parla. L’ascoltatore passivo non gratifica l’interlocutore di alcun segnale.
  • Ascolto debole. Chi ascolta dà segnali di risposta “automatica” e superficiale, non pertinenti allo spirito di chi sollecita il confronto.
  • Ascolto aggressivo. È una forma di ascolto distruttiva, caratterizzata dal tono delle risposte, spesso seccato e imperioso.

Esempio:

“Pronto, ciao Giovanni. Sono Franco, come stai?”

“Ciaodimmi”

  • Ascolto semiattivo. Chi ascolta esprime assenso o dissenso con cenni del capo, movimenti delle mani e degli occhi. Può pronunciare deboli intercalari o brevi esclamazioni, come i classici “già”, “bene”, “ehm”, eccetera.
  • Ascolto attivo. L’ascoltatore partecipa al proprio ruolo. Ha voglia di ascoltare, è interessato, fa richieste di chiarimento e utilizza frasi di rimando del tipo “Se ho ben capito vuoi dire che …”. L’ascoltatore attivo dà aiuto continuo all’interlocutore e dimostra sensibilità nel proporlo, senza irritare chi parla. “Arte dell’ascolto” significa anche ascoltare la nostra sensibilità, che ci suggerisce quando intervenire e quando no.
  • Ascolto empatico. È il tipo d’ascolto più importante, positivo e creativo, vertice delle relazioni umane. C’è disponibilità a livello umano; con l’ascolto empatico ci si mette nei panni dell’altro. Questo tipo di ascolto permette di capire le cause profonde del messaggio senza perdere di vista il contenuto.

Nell’ascolto c’è dunque la condivisione dell’emozione: le organizzazioni, per comunicare al meglio delle loro possibilità hanno bisogno di un’educazione all’ascolto che si traduca in capacità di raccontare e condividere l’idea verso la quale si tendono. Quell’idea in fondo è capacità di accogliere le idee dei clienti e di tutti i partner aziendali, attraverso l’esperienza di un’emozione che ha una base comune.

Cito ancora: “È straordinario come nell’ascolto si ritrovino le parole comprendere e accogliere”.

Razionalità ed etica sono quindi comprese nell’ascolto attivo ed empatico; le organizzazioni dovrebbero partire da lì per approfondire obiettivi, cambiamenti e progetti, compresi quelli di scrittura e comunicazione.