Il linguaggio è il DNA dell’organizzazione

Il linguaggio contiene le informazioni indispensabili per lo sviluppo e la sopravvivenza delle organizzazioni.

Ogni apprendimento avviene attraverso la conoscenza linguistica; si spiegano con le parole i cambiamenti, le strategie, i flussi di dati, le infografiche, le mappe mentali. La descrizione chiara e semplice dei fatti è legata alla capacità di farsi capire (titolo del magnifico libro di Annamaria Testa)

L’ordine e il significato delle parole che generano il linguaggio spiegano già chi siamo e cosa facciamo. Contengono il DNA, la relazione esistente come quella potenziale.

Le organizzazioni esistono e sopravvivono prima di tutto perché comunicano. La comunicazione è – letteralmente – dono. Nel mondo contemporaneo, dove “i mercati sono conversazioni”, c’è la richiesta di essere veri, di raccontare le cose in modo semplice e di usare un tono umano.

La comunità è “una forma di vita collettiva caratterizzata da un profondo sentimento di appartenenza, fiducia e dedizione reciproca”. Dunque la comunità professionale, organizzata, non può considerare il linguaggio come uno strumento accessorio di lavoro.  

Il linguaggio riunisce ciò che potrebbe essere – in potenza – e ciò che è – in atto. In altre parole contiene sia la possibilità di cambiamento che il cambiamento stesso. Fu Aristotele a sviluppare il pensiero che il pulcino è in potenza un gallo, come il gallo è un pulcino in atto. Le parole, quando non sono svuotate di senso, sono il ponte necessario per arrivare all’identità profonda delle persone e delle organizzazioni.

Le possibilità che il linguaggio offre sono enormi: è sia valore in potenza che valore in atto!

Per elaborare e condividere una visione di futuro è dunque necessaria la capacità di raccontare il presente con un linguaggio adeguato al contesto: un lavoro di responsabilità, indispensabile per sostenere e sviluppare qualsiasi tipo di organizzazione.