Leggibilità dei testi: alcuni esempi di riscrittura

La leggibilità è fondamentale.

Le organizzazioni, se vogliono farsi leggere, devono tenerne conto.

Leggere non è un gesto naturale: le neuroscienze oggi dimostrano che scrivere testi, specialmente sul web, richiede conoscenze specifiche. Sono cambiati i modi con i quali le persone leggono: vanno di fretta, tendono a non leggere. La lettura deve essere un’esperienza piacevole. In questo post troverete alcuni esempi di riscrittura. Sono casi concreti, che dimostrano l’utilità di smontare e rimontare il testo, per renderlo più leggibile e comprensibile.

Il primo esempio riguarda una grande azienda (nei casi che affronto ho modificato il nome delle società).

La scelta di temi sociali, la collaborazione con enti concretamente impegnati nella solidarietà e il sostegno a cause che altrimenti non avrebbero potuto essere comunicate su scala globale hanno conferito senso e valore al marchio Xyz Italy, contribuendo a costruire un dialogo serio e continuativo con diversi attori in tutto il mondo.

C’è un unico periodo, troppo lungo, composto da subordinate che complicano la lettura. La presenza di un gerundio, dal sapore burocratico, rende la proposizione più densa e difficile.

La soluzione che propongo è:

Xyz Italy sceglie temi sociali e collabora con enti concretamente impegnati nella solidarietà. In questo modo sostiene cause che altrimenti non potrebbero essere comunicate su scala globale.

Il dialogo serio e continuo con realtà solidali di tutto il mondo contribuisce a dare senso e valore al marchio Xyz Italy.

Il senso rimane e il testo prende ritmo, spezzato in tre brevi periodi. La lettura diventa semplice.

Secondo esempio. Il problema qui è diverso. L’azienda parla della sua storia centenaria in termini ambigui.

La frase da rivedere è questa: “La costante ricerca del perfezionamento tecnico e della qualità del prodotto divennero i capisaldi della continuità imprenditoriale di un Gruppo attivo da oltre un secolo …” Mi chiedo: perché mai l’azienda usa il verbo divennero? Le aziende lavorano e guardano al futuro; forse il perfezionamento tecnico e la qualità del prodotto non sono più i capisaldi dell’attività imprenditoriale? Inoltre il riferimento storico alla continuità dell’organizzazione è già presente nella frase (attivo da oltre un secolo).

C’è confusione, meglio chiarire in questo modo:

La ricerca della perfezione tecnica e l’attenzione per la massima qualità del prodotto sono da sempre i capisaldi di Xyz Italy, gruppo che opera da oltre un secolo nel settore …

Anche la parola “capisaldi” potrebbe essere sostituita. Sa di vecchio, di burocratico. Meglio dire: “sono i riferimenti” oppure, se si vuole rafforzare al massimo il concetto , ” riferimenti assoluti”.

Altri casi tipici riguardano l’uso di espressioni burocratiche e di ripetizioni di senso. Ne scelgo alcune, trovate durante i lavori di revisione.

“Altovendenti” – parola usata per indicare una delle linee di prodotti che, detto in modo semplice, vendono di più.

“Concertate in sinergia”: è chiaro che la concertazione indica una consultazione reciproca, un’azione congiunta. Dunque scrivere “concertate” è sufficiente, contiene già il senso di quanto si vuole esprimere.

Altri esempi che trovo spesso sono: “Il ventaglio di competenze” (basta il plurale – le competenze), oppure “focalizzato principalmente”. Ce ne sono moltissimi e l’attenzione non è mai abbastanza alta per evitarli tutti. A volte trovo espressioni raggelanti, come “catena operativa”. Dà l’idea di un bel clima in azienda, eh? Per fare un passo più là e sconfinare nelle frasi del marketing, ecco la Banca Popolare di Vicenza: “aprire un conto corrente significa semplificarsi la vita”.

La scrittura professionale migliora la leggibilità: il senso del lavoro viene comunicato in modo adeguato e diventa un dono fatto con responsabilità e rispetto per tutti, così come scrive Gustavo Zagrebelsky: “A questo servono le parole, quando non sono parole vuote. Teniamo dunque ben fermo questo concetto: le parole della comunicazione sono parole di reciprocità, reciprocità di doni e responsabilità”.