Il mondo non è qualcosa che sta fuori di qui

La rilettura di quel magnifico libro che è il Tao della fisica di Fritjof Capra mi dà lo spunto per scrivere questo post. A proposito dell’unità delle cose e della fisica moderna Capra scrive che “nella fisica atomica lo scienziato non può assumere il ruolo di osservatore distaccato e obiettivo, ma viene coinvolto nel mondo che osserva fino al punto di influire sulle proprietà degli oggetti osservati. Capra cita inoltre John Wheeler, il quale “considera questo coinvolgimento dell’osservatore come l’aspetto più importante della meccanica quantistica e ha quindi suggerito di sostituire il termine “osservatore” con “partecipatore”.

Le parole di Wheeler sono queste: “Nel principio quantistico nulla è più importante di questo fatto, e cioè che esso distrugge il concetto di mondo inteso come qualcosa che sta fuori di qui”. Dunque l’universo è “un universo partecipatorio”.

Capra scrive anche che “l’idea di partecipazione invece di osservazione” è stato formulata solo recentemente nella fisica moderna, ma è un’idea ben nota a qualsiasi studioso di misticismo. Del resto scopo del suo libro è dimostrare l’esistenza un filo che lega lo spirito della saggezza orientale alle concezioni più recenti della scienza occidentale.

Oggi le aziende iniziano a capire che possono funzionare meglio se rispettano questo principio di partecipazione, nel quale l’apprendimento condiviso ha la funzione di far emergere le energie nascoste all’interno dell’organizzazione. Purtroppo ciò che rimane ancora ai margini è la considerazione che le aziende hanno per le parole e i pensieri con cui partecipare ai mercati.

La base di ogni apprendimento è la conoscenza linguistica: può contribuire in modo determinante a rendere la comunicazione più efficiente. Può creare maggiore empatia, aiutare l’azienda a distinguersi per quelle che sono le sue qualità migliori e originali.  Oppure tutte e tre le cose insieme.

L’identità dell’azienda è qualcosa di molto profondo e spesso nascosto: non merita parole fredde e impersonali, che non interessano e allontanano i clienti.

Per modificare il linguaggio verso l’esterno è necessario approfondire la conoscenza linguistica all’interno, capire e apprendere le regole base di una buona scrittura. La qualità di pensiero aumenterà, gli sprechi di tempo dovuti a una cattiva comunicazione diminuiranno.

L’apprendimento linguistico è in un momento difficile. È recentissimo l’appello fatto al governo dai professori universitari : “Aiuto, gli studenti non sanno l’italiano”. Riprendo dall’articolo di Michele Bocci su la Repubblica del 2 febbraio:  “Da tempo i docenti denunciano le carenze linguistiche (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare”. Secondo il rapporto “Illuminiamo il futuro” di Save the children, il 20 % dei quindicenni italiani ha competenze insufficienti nella lettura di testi. Dunque le difficoltà riguardano anche la comprensione e l’interpretazione.

È una questione che coinvolge tutti: persone e organizzazioni in grado di capire l’importanza di esprimersi al meglio avranno più possibilità di distinguersi, di essere soddisfatte, di andare avanti.

Il mondo non è qualcosa che sta fuori di qui.