Ma a Facebook sognano pecore elettriche?

La notizia è che Facebook licenzia i giornalisti e affida le notizie della sezione Trending solo all’algoritmo.

Il titolo del mio post prende spunto, è evidente, dal romanzo di Philip K. Dick – Ma gli androidi sognano pecore elettriche? – al quale Ridely Scott si è ispirato per il film Blade Runner.

Consiglierei a tutti la lettura del romanzo, e inviterei a riflettere su decisioni come queste, che svelano un paradosso: Facebook è uno strumento per la condivisione di stati d’animo, ma lascia la scelta di titoli e selezione delle notizie a un algoritmo, per rendere imparziale il lavoro. Nell’articolo del Corriere della Sera trovate la storia completa.

Dunque, ecco cosa accade: la società che si occupa di sviluppare contatti e conoscenze umane decide di utilizzare un algoritmo per scegliere titoli e notizie della sezione Trending e interrompe la collaborazione con le persone che li scrivevano. La domanda potrebbe essere: gli androidi sono fra noi, non lo sapevate? E gli androidi sognano? E se sognano, sognano pecore elettriche? Oppure sognano pecore vere, naturali? Oppure: l’essere umano desidera a tal punto il distacco da se stesso, tanto da sognare di affidare tutto a una macchina?

Potrebbe essere: dietro un robot c’è forse un uomo troppo stanco, che non conosce o non vuole più riconoscere sogni ed emozioni, e preferisce la fredda efficienza delle sue azioni.

Il fatto è che in questo caso l’efficienza è tutta da provare.

L’algoritmo di Facebook assicura la neutralità nella scelta di titoli e notizie?
La risposta degli studi in materia è no. I pregiudizi sarebbero presenti anche nella scelta degli algoritmi (cit. dall’articolo del Corriere della Sera del 27 agosto 2016 a firma di Martina Pennisi).

Il paradosso si allarga: le notizie, dunque l’empatia e le emozioni umane sono manipolate da una macchina che sceglie al posto di un essere umano, e anche se è stato l’essere umano a programmare la macchina rimane il fatto che i giornalisti sono stati licenziati e con loro la capacità umana di trasmettere empatia.

Forse un giorno, lontano dalla terra, l’ultimo uomo proverà nostalgia per se stesso, per ciò che riusciva a immaginare, e magari si ricorderà delle parole che un giorno Philip K. Dick scrisse:

“La base per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se si riesce a controllare il significato delle parole è possibile controllare le persone che le devono usare”