Le parole delle banche

La fiducia delle persone e delle imprese, vero patrimonio delle banche, è ormai azzerata.
Le banche vendono fiducia, e se il crollo delle azioni, le perdite di bilancio e i crediti inesigibili non suggeriscono un cambio nella comunicazione aziendale rimane ben poco da fare.

Incongruenze e mancanze di senso contraddistinguono le parole delle banche.
Scrivono, ad esempio, “L’app per avere una vita semplice” oppure “Sempre più rendimento – Per dormire sonni tranquilli” o “Gioca la tua carta” a proposito di un mutuo.

Non voglio che la banca mi renda la vita semplice (nel mondo contemporaneo è una chimera in ogni caso).
La banca mi deve offrire servizi efficienti a un costo conveniente; deve restituirmi quanto ho depositato senza tradire fiducia e risparmio.

Che dire poi dello slogan “Sempre più rendimento –Per dormire sonni tranquilli”?. Da che mondo è mondo rendimenti in crescita e sonni tranquilli non vanno di pari passo.
Infatti abbiamo visto che frutti ha portato la suggestione di avere “sempre più rendimento”.

“Gioca la tua carta” è uno slogan a dir poco inappropriato se si tratta di un mutuo. Più che una possibilità, si offre l’immagine di un azzardo.

Qualche numero: è noto che a Montebelluna (Veneto Banca) – cito dal Fatto Quotidiano del 30 dicembre 2015, articolo di Salvatore Gaziano) – “avevano così scoperto come stampare e moltiplicare il denaro: ogni anno mediamente gli azionisti ricevevano un 2,5% di dividendo e un 7,5% di rivalutazione: un 10% di rendimento annuo complessivo che è fuori dal mondo se si pensa che nello stesso periodo le azioni quotate del settore bancario italiano invece scendevano. Dal 1999 a oggi nemmeno Goldman Sachs, una delle banche più profittevoli del pianeta riuscivano a stare al passo delle due venete (Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza)”

Ora queste due banche hanno buone probabilità di andare all’asta al miglior offerente; saranno di fatto contendibili. Veneto Banca chiude il 2015 con 880 milioni di perdita, Banca Popolare di Vicenza perde 1,4 miliardi. Chiedono fiducia ma “anche per questo appaiono un po’ comici gli aggiornamenti dei piani industriali delle due banche (“utile oltre 300 milioni nel 2020” strombazzano a Vicenza), quando è evidente che dovranno accasarsi (e anche in fretta) perché l’ipotesi “stand alone” non è sostenibile come dice la stessa Bce” – (Fonte: Il Fatto Quotidiano online, 11 febbraio 2016, a firma di Paolo Fior)

La fuga dei correntisti mette i brividi: in un anno i clienti della Banca Popolare di Vicenza hanno portato via 8,8 miliardi.

“Esistono legami indissolubili” diceva una pubblicità di Veneto Banca. Purtroppo, viene da aggiungere.
“Una banca agile e snella” scriveva la Popolare di Vicenza, oppure “una banca che vuole fare solo la banca”.

Basta dare uno sguardo al linguaggio usato nei piani industriali per inorridire. La sensazione che si debba stare alla larga da chi comunica in aziendalese-burocratese è immediata. Il gioco linguistico delle banche è un gioco sadomasochistico che sembra non avere fine, di fronte a una situazione che “è grave ma non è seria”, per citare Ennio Flaiano.