La scrittura ideale non esiste

Nella scrittura non c’è un modello, vero o presunto, di perfezione assoluta.

Sia in letteratura che nel business writing sappiamo che è necessario un certo rigore.

La creazione di un linguaggio, se non di una forma di letteratura, richiede un talento maturo, che sappia mettere insieme intuizione e rispetto delle regole.

È in quel momento che le domande arrivano, per chi ha coscienza di ciò che sta facendo.

Di fronte a un testo progettato e scritto bene magari ci accorgiamo che avremmo fatto scelte diverse. È probabile che ritmo delle frasi, tono e visione d’insieme non coincidano con quello che pensiamo più adatto al contesto. È un lavoro che richiede vera passione, un esercizio che insegna qualcosa che non si può insegnare.

È una situazione che porta al limite: c’è chi ritiene utile fare alcuni passi più in là e c’è chi non lo farebbe mai. Non tutti hanno accesso alla piccola vertigine che fa vedere oltre le regole. Poi decideremo cosa farne, per mettere in pratica una forma di libertà difficile da spiegare. Perché è questo che accade: proprio per il fatto che nessuno ci costringe a fare un passo oltre, se decidiamo di farlo siamo più liberi. Abbiamo dimenticato per un attimo le regole e stiamo imparando qualcosa di più profondo.

Per me questa è la differenza che distingue chi scrive, qualsiasi siano i temi o le situazioni.

Mi fa riflettere quando qualcuno dice – guarda, è la solita minestra riscaldata: non si può pensare davvero di scrivere cose nuove. Anche se si potesse fare è inutile insistere con il cliente. Non puoi avere la pretesa di cambiare il mondo, fai quello che ti chiedono e non farti troppe domande, altrimenti non riesci a consegnare in tempo il lavoro e poi arrivano i problemi -.

La scrittura può essere sempre migliorata. Per quanto mi riguarda rimane il fatto che la scrittura non è un processo meccanico, nonostante le regole precise, nonostante temi che nel mondo aziendale si ripetono. La scrittura è un progetto che comprende moltissime sfumature: a volte i margini del discorso, o quelli che sembrano i margini, si spostano verso l’interno, verso il centro delle cose; ne fanno parte, aiutano a evidenziarne la sostanza.

Chi scrive o intende la scrittura in questo modo si trova in una condizione sempre nuova: scrivere è crisi, non è un modello bello e compiuto. Perciò la scrittura ideale non esiste: condizioni personali la determinano molto più di quel che pensiamo. La costruzione della scrittura parte da un luogo che è davvero poco riconoscibile e si unisce con l’altra condizione essenziale, che è sapersi immedesimare negli altri.

Le capacità di ascolto e di identificazione sono dunque le qualità essenziali di chi scrive. La capacità di sintesi, di fare un bel titolo, di scrivere un incipit efficace vengono dopo.

È il divertimento, il piacere di un equilibrio che ho tentato di descrivere, per spiegare – parafrasando Raymond Carver – di cosa parliamo quando parliamo di scrittura.