La tecnologia per eccellenza è la scrittura

Un giorno che non ricordo, nel 2015. La tv nella stanza accanto è accesa. All’improvviso una frase cattura la mia attenzione: “La tecnologia per eccellenza è la scrittura”. Forse ho capito male, è impossibile che in quest’epoca qualcuno dica una cosa del genere.
Chi è?

La voce continua e dice, più o meno: “Senza la scrittura non si potrebbero sviluppare altre tecnologie. La condivisione della conoscenza sarebbe impossibile. Le tecnologie scompaiono o vengono sostituite, la scrittura no”. Non ne sono sicuro neanche adesso, però voglio pensare che sia andata così.

Mi alzo, ma non faccio in tempo ad andare nell’altra stanza. Per motivi che qui è inutile spiegare la tv è già spenta. E non ci sono ragioni. La cattiva maestra è muta. Sui riflessi dello schermo nero provo a indovinare l’espressione della mia faccia. La pasta è cotta, mi siedo e mangio. Quando ho finito vado a prendere “Il mestiere di scrivere”, libro di Raymond Carver che tengo sulla scrivania.

Raymond Carver nel libro cita Santa Teresa.
Santa Teresa ha detto: “le parole conducono ai fatti”.
Le parole fondano l’azione, ma oggi siamo in un’epoca che – come scrive Carver – “ è sicuramente meno disponibile a sostenere questo importante collegamento fra ciò che diciamo e ciò che facciamo”.
Renzi-Crozza espone la teoria del “fare, saper fare, saper far fare”.

A volte l’elogio del fare porta a negare l’importanza dell’uso corretto delle parole.
Le sminuisce, le mette in ridicolo.

Le parole fondano l’azione e ne danno un senso. Scrive Carver: “quando noterete la fine di un importante periodo della vostra vita e l’inizio di uno nuovo, nell’elaborare i vostri destini personali, provate a ricordare che le parole, quelle giuste, quelle vere, possono avere lo stesso potere delle azioni”.

Nel frattempo ho fatto qualche ricerca. Quella frase, “la tecnologia per eccellenza è la scrittura” dovrebbe essere stata pronunciata dal filosofo Maurizio Ferraris su Rai 5.