Spiegare l’innovazione

Innovazione è una parola che oggi si legge ovunque.
Sembra una parola magica, ma non lo è.

Molti la usano in modo generico, senza spiegare le novità, senza raccontare i criteri che portano innovazione. Utilizzata in questo modo diventa una porta di fronte al nulla. Una porta che rimane chiusa, simbolo di un passaggio impraticabile o di un indizio oscuro.

Per spiegare l’innovazione alcuni ricorrono a descrizioni generiche, altri a spiegazioni tecniche che sarebbe meglio lasciare in schede a parte.
I motivi e le storie dell’innovazione restano non detti: ecco allora la trasformazione della parola, che da magica diventa generica.

Tutti sono innovatori, ma l’innovazione senza spiegazioni è uno slogan vuoto, uno sbadiglio retorico.

Facciamo un esempio.

Dichiari che l’innovazione è il punto forte dell’impresa. Ne sei fiero, perché le tue macchine durano nel tempo (vedo che alcuni scrivono “longevi” e immagino un vecchietto ancora al lavoro), sono affidabili, robuste, controllate dall’elettronica.

Ecco, non capisco dove sia l’innovazione, nel 2015. Forse le macchine dovrebbero durare poco, oppure rompersi in fretta e con facilità, o essere senza elettronica? Non capisco il punto forte che mi hai dichiarato fin da subito. Me lo spieghi, per favore?

Forse dovresti iniziare a raccontarmi l’idea che hai avuto e dirmi che cosa c’è di diverso fra il prodotto innovativo e quello di prima.

E dovresti farlo senza ricorrere a un linguaggio tecnico. Dovresti raccontarmi la storia con una sintesi efficace e un linguaggio chiaro, che non mi faccia addormentare, o che non mi faccia venire voglia di andare in un altro sito. Potrei finalmente dirti che mi hai spiegato con chiarezza e semplicità, e ho capito.

Sarei contento, e tu saresti ancora più contento di me.

Fra parentesi, prima di spiegare l’innovazione forse dovresti comunicare la cultura dell’innovazione.
È un argomento che richiederebbe un altro articolo, perché è alla base del progetto delle aziende che favoriscono e consentono l’adattamento, come dice Ernesto Capozzo.

Come ho scritto in scrittura e storytelling, fare impresa significa prima di tutto avere la capacità di non essere indifferenti. Le parole sono destini, fondati su pensieri scritti bene.

Il business writing è energia per le imprese

In azienda niente di meglio che farsi capire bene. Ho parlato di recente con due giovani laureati che si occupano di organizzazione aziendale ed entrambi mi hanno confermato i problemi che hanno dovuto affrontare a causa di una cattiva comunicazione scritta.

Lavoravano per una multinazionale: i tempi del progetto di cui si occupavano si sono allungati di alcuni mesi perché all’origine c’era un piano di lavoro scritto in modo impreciso. Questo fatto ha provocato una serie di incomprensioni sulle cose da fare, incomprensioni che hanno radicalizzato posizioni diverse.

Sono state necessarie alcune riunioni per ridefinire il progetto ed evitare altri equivoci e perdite di tempo.

La parola scritta deve definire circostanze precise, specie in assenza di un altro tipo di comunicazione, magari paraverbale o non verbale . Se questo non accade, l’equivoco è probabile, quasi certo.

Ho capito che i giovani laureati sono sensibili e attenti all’importanza che la scrittura d’impresa ha all’interno dell’azienda. Per questo – mi hanno detto – la formazione è fondamentale.

Imparare e mettere in pratica le regole del business writing significa lavorare meglio ed evitare perdite di tempo. I colleghi vi saranno grati per la chiarezza.
Questo tipo di formazione è essenziale anche per coloro che hanno incarichi di maggiore responsabilità. L’autorevolezza della scrittura è indice di pensiero chiaro, perché spesso chi scrive male pensa peggio. Autorevolezza che si rivela dunque coerente con il ruolo che il dirigente occupa.

Il business writing è energia per le imprese: aiuta gli imprenditori ad affrontare meglio i problemi e a spiegare le soluzioni con chiarezza. Spiegarsi bene e non perdere tempo significa risparmiare denaro e creare nuove risorse.

Scrivere e comunicare bene è anche un gesto altruista. Nuove tesi su antropologia ed evoluzionismo – ad esempio da parte di David Sloan Wilson dell’Università di Binghamton, vicino a New York – affermano che “all’interno di un gruppo l’egoismo batte l’altruismo. Ma i gruppi altruisti battono i gruppi egoisti”.

Farsi capire è utile per accrescere la forza del gruppo, per evolvere in posizione di vantaggio rispetto alla concorrenza. Preoccuparsi di scrivere bene vuol dire occuparsi del benessere comune.

La comprensione dei fatti, l’analisi delle vicende che riguardano l’essere umano, sta nell’uso corretto delle parole. Tutto si decide con le parole.

Anche la violenza, purtroppo, è spesso conseguenza della miseria di parole e dell’alterazione volontaria del loro significato. Ne abbiamo avuto un tristissimo esempio in questi giorni.