Arriva il “mi dispiace” di Facebook. Le emozioni dominano.

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Dopo gli emoticon o emoji (dal Giappone) arriva il “mi dispiace” di Facebook.
Le emozioni dominano. La punteggiatura serve per dare ritmo alla frase e per fissare un senso logico al discorso.
Gli emoticon rappresentano lo sfondo emotivo dei nostri pensieri.

Ormai è chiaro che la punteggiatura contemporanea – come tutto ciò che è davvero contemporaneo – porta una rottura con il passato. Oggi si usa soprattutto per esprimere emozioni, sentimenti. Parla “al cuore” anziché agli orecchi o agli occhi, come scrive Giuseppe Antonelli su “La Lettura” di domenica scorsa. Panico per i puristi, forse disgustati, ma di questi tempi l’esigenza di comunicare emozioni è più forte di qualsiasi ideologia conservatrice.

L’emozione, da condividere soprattutto in rete, è uno tsunami che Facebook ha contribuito ad alimentare con il “mi piace”. Da tempo si è diffuso un certo sgomento di fronte all’uso del “mi piace” in occasione della scomparsa improvvisa di un amico o della nonnina tanto amata.

Tanti pollici in su a corpo ancora caldo fanno riflettere.
Per esprimere il nostro coinvolgimento a eventi poco piacevoli il “mi dispiace” è più adatto.
Vedremo come Zuckerberg darà un seguito agli annunci.

Torniamo al punto di partenza: la punteggiatura, gli emoticon e i “mi piace/mi dispiace” servono a manifestare empatia. Questo è l’aspetto più importante della questione.

Se Facebook dimostra interesse per la sensibilità dei suoi utenti anche un’azienda più “tradizionale” dovrebbe mettere in pratica lo stesso principio. La parola è lo strumento che rende evidente la coerenza dell’impresa.

In gioco non ci sono solo i guadagni, ma la reputazione. Facebook manda un messaggio e dice: vi ascoltiamo. Vi ringraziamo per il suggerimento. Sa che in questo modo ha più possibilità di creare empatia con gli utenti della rete, che siano già acquisiti o no.

Oltre le regole della punteggiatura, l’uso che oggi se ne fa rivela un atteggiamento restio a riconoscere una realtà oggettiva e assoluta. Di fronte alle emozioni tutto è relativo. Anche la punteggiatura, che diventa un indicatore psicologico di chi scrive.

Le persone desiderano sentirsi coinvolte emotivamente per acquistare prodotti e servizi.
Per le aziende l’idea di community è importante e va definita con le parole, con la condivisione della conoscenza e anche delle emozioni

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