Tecnologia e cultura umanistica

 

Questo è un articolo interessante del Sole24ORE, basato sull’intervista – pubblicata dal Corriere della Sera – di Massimo Gaggi a Walter Isaacson,  l’uomo che svelò Steve Jobs. 

“Il valore aggiunto viene da chi connette tecnologie e discipline umanistiche”.

 

Sorgente: Fuori dal Prisma – ilSole24ORE

Scrittura e Storytelling muovono l’impresa

Fare impresa significa prima di tutto avere la capacità di non essere indifferenti.

Voi sapete di cosa sto parlando. Senza, nulla sarebbe possibile. Allo stesso modo, la scrittura e lo storytelling muovono l’impresa. Le parole che raccontano l’attività aziendale devono essere all’altezza dei prodotti e dei servizi che offrite.

Scrivere male vuol dire mascherare le energie migliori, che impiegate ogni giorno per perfezionare prodotti e servizi.

Le parole sono cose concrete; usate nel modo giusto definiscono al meglio ciò che fate, spiegano i motivi che vi distinguono, segnano la strada del vostro successo. È attraverso le parole che inizierete un dialogo con nuovi partner, che verrete scelti dai clienti. Capiranno che non c’è incoerenza fra le parole che usate e i prodotti che vendete.

Usare le parole giuste significa accrescere la vostra capacità di non essere indifferenti e comunica la voglia che avete, di migliorarvi sempre. La scrittura d’impresa è risposta precisa a domanda precisa. La sua forza è nei contenuti.

Ogni imprenditore si interroga sul modo migliore per distinguersi dalla concorrenza. Scrittura e impresa si accompagnano e non smettono di osservare con passione i cambiamenti. Stanno al passo con i tempi e trovano il valore delle cose concrete.

In azienda, scrivere con approssimazione significa lavorare a discapito della sostanza e perdere tempo. Oltre a questo, perché dare un’immagine parziale o inesatta di ciò che fate?

L’originalità dell’impresa sta nello spirito critico e nella capacità di analisi che possedete. Come spiegarlo, senza le parole giuste?

Ne andrà anche della vostra immagine, del vostro stile, e voi non volete che accada. In un mondo globalizzato, che tende all’omologazione, nessuno di voi desidera essere un epigono.

Per questo motivo, se “c’è sempre un modo migliore per farlo” – come dice Andrea Manne Ballarin – c’è anche un modo migliore per scriverlo. Usatelo. Il futuro vuole già conoscervi. Vuole sapere con chi avrà a che fare.

Da Sandokan alla scrittura d’impresa, passando per un pianoforte

Dai sei anni in poi ho passato numerosi pomeriggi sull’isola di Mompracem.

Come tanti, ho frequentato anche zio Paperone, Paperino, Topolino, Zagor, Tex, “I ragazzi della via Pal”. C’era senz’altro una magia, nelle parole che leggevo.

“Vieni a tavola!” insistevano i miei.

Promettevo: “Arrivo subito!”.

Ma la pagina scritta aveva la precedenza.

Spesso terminavo il capitolo.

All’età di undici anni ho ricevuto in regalo da mio padre uno stupendo pianoforte acustico Yamaha U1. (Sempre grazie, padre). Tengo la ricevuta originale nel cassetto della scrivania; ogni tanto lo apro, la osservo e rimetto via.Il mio rapporto con la scrittura inizia anche da lì. Dal pianoforte. Dalla musica, dal ritmo. Il ritmo precede sempre; è – insieme alla lettura – l’essenza della scrittura.

A vent’anni ho cominciato a scrivere canzoni. I testi naturalmente; a volte testi e musica insieme.Alcune si possono ascoltare nel disco “Dentro una città”, stampato alla fine del 2012. Coraggio, un po’ di faccia tosta. Fa parte della storia. Nel caso vogliate approfondire, lo trovate su Amazon o iTunes

Intanto – con l’evoluzione dei mezzi tecnologici – la scrittura era diventata fondamentale.

Facevo il consulente commerciale: email, contratti, proposte ai clienti e lettere di presentazione erano all’ordine del giorno. Durante quel periodo avevo compreso a fondo l’importanza di usare le parole giuste. Scrivendo cercavo la sintesi, senza tralasciare le cose importanti. Il nuovo sistema funzionava. Lo perfezionavo, e mi piaceva farlo.

Il tempo investito nella ricerca del linguaggio più adatto mi ritornava sotto forma di contratti; inoltre mi evitava incomprensioni e spreco di energie. Potevo contare su una risorsa nuova e inesauribile, con la quale riuscivo a gestire e a risolvere i problemi.

Un libro di Stephen King  – On writing – mi è stato utile per capire meglio. L’ho letto almeno tre volte. Mi sono imbattuto nella cassetta degli attrezzi, nell’editing. In seguito, altri testi, più specifici, sono stati validi. Ho fatto esperienza di editing anche su testi di narrativa, affiancato da un editor professionista. Poi sono partito per il viaggio della scrittura d’impresa.

Per chi – come me – ha iniziato a lavorare quando le email non esistevano (anche se l’invenzione dell’email è datata 1971) i cambiamenti sono stati radicali.

Oggi, grazie a internet, a Facebook, a Twitter, tutti scrivono, tutti i giorni. Si scrive in azienda e si scrive per motivi personali, per esprimere un parere, per condividere conoscenze ed esperienze.

Anche i modi di lettura sono cambiati. Non solo carta ma notebook, tablet, smartphone, e altre novità al polso …

Per finire: approfitterò del blog anche per scrivere d’altro. Magari proverò ad approfondire forme di destino che ci riguardano, nelle quali siamo tutti coinvolti. Per ora mi fermo qui. Dai pomeriggi con Sandokan a oggi c’è già una vita in questo blog, e non è poca.